Garibaldi a Fumetti – di Tuono Pettinati

Garibaldi – Resoconto veritiero delle sue valorose imprese. Ad uso delle giovini menti è la Storia moderna che tutti avremmo voluto studiare a scuola: un libro ironico e folgorante, comico e surreale, che racconta la vita dell’Eroe dei Due Mondi facendo il verso all’enfasi della lett eratura patriotti ca di un tempo. Un Garibaldi irresisti bile nella sua semplicità (o semplicioneria?), tanto portato allo slancio eroico quanto negato per il commercio e le trame politi che, immortalato nei momenti più importanti – e discussi – della sua e della nostra Storia: la gioventù e la fuga in Sudamerica, l’innamoramento per gli ideali libertari (e per Anita), l’incontro con i futuri “padri della patria”, la Spedizione dei Mille, e infine l’isolamento e l’amara vecchiaia, qui però addolcita da un epilogo di pura invenzione… una spassosa resa dei conti con Cavour e Pio IX.

Non più Mille – Lo sbarco di Garibaldi a Marsala

11 Maggio 1860, Giuseppe Garibaldi alla guida di mille volontari sbarcò a Marsala, estrema punta della Sicilia Occidentale, per dare inizio al processo che portò, nel giro di un anno, alla proclamazione dell’Unità d’Italia. Da quella data a Marsala va avanti un tormentone lungo un secolo e mezzo: come, quando, in che modo, con quali soldi realizzare un degno monumento per ricordare quell’epica impresa. Questa inchiesta racconta tutti i tentativi andati a vuoto, le bugie, i soldi spariti, gli scandali e le omissioni in una piccola vicenda di cronaca locale (la mancata realizzazione di un monumento) che è straordinaria metafora del nostro Paese e della sua incapacità a celebrare gli eroi: una non – storia della storia d’Italia.

lo sbarco dei Mille visto da un contemporaneo

lo-sbarco-dei-MILLE.jpgEcco come racconta lo sbarco dei Mille a Marsala, nella sua Storia Guida del 1902, il Cav. Antonino Alagna Spanò:

Una scena mirabile nell’ora della siesta

“Era una giornata splendida di primavera, bella come spesso accade in questo limpido orizzonte, che baciato da due mari, con tiepido calore ristora e sollieva.
Secondo i costumi di allora, era l’ora della siesta, in cui quasi tutti i cittadini trovavansi al riposo. Le strade quasi deserte, la città tranquilla, furon pochi fortunati che poterono ammirare il memorando avvenimento. E dovette essere una gratissima sorpresa ed una scena mirabile, per quei fortunati, molto più che essa miracolosamente si svolse in pochissimo tempo. […]
D’un subito, in fondo al mare del Boeo, apparvero i due vaporetti della spedizione, che scanzata la crociera, come saette, corsero il breve tratto di mare e pervennero nel porto: uno, il Piemonte, restò alla bocca del molo e l’altro, il Lombardo, incagliò nelle secche, tra la scogliera e lo stabilimento enologico Woodhouse.
Subito apparvero brulicanti sulla tolda i valorosi argonauti dalle camicie rosse, con grido Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele. […]
Coll’aiuto dei cittadini, vengono a terra e trionfanti entrano in città esultanti e commossi. E subito il bombardamento dei Borbonici alla città, la repressione del telegrafo, il presidio alle porte della città, la riunione del decurionato che dichiarò decaduti i Borboni ed invitò Garibaldi ad assumere la dittatura:
mentre a tutti si provvedeva l’occorrente e per l’alloggiamento in private famiglie, destinando al Generale, la casa nel Cassere appartenente al Conte Sarzana Fici. E l’indomani all’alba, il popolo tutto accorse a vedere quella schiera di eroi, colle camicie rosse, colla provvista di pane nelle baionette, coi carri di trasporto e munizioni, in colonna serrata partire alla volta di Salemi.
Ed il Generale mosse con la cavalla donatagli dal Signor Sebastiano Giacalone, alla quale impose il nome Marsala, che fu sempre con lui, sino al suo ritiro a Caprera.
Rifocillatisi i volontari nella contrada Buttagana, a 15 chilometri da Marsala, nella casa di proprietà di Alagna Antonino massaro, ebbero gratuito il vino e quanto si trovò di formaggio ed altro”.
 

Storia d’Italia parte 2 – L’Età Giolittiana e la Prima Guerra Mondiale (1903-1918)

Questa seconda puntata, dedicata al periodo di tempo compreso tra l’età giolittiana e la prima guerra mondiale (1903-1918), affronta i seguenti temi: la crisi del giolittismo; dall’eredità di Adua all’interventismo; l’Italia in guerra dall’intervento a Caporetto; l’Italia in guerra dal Piave a Vittorio Veneto.

Storia d’Italia parte 1 – Dall’Unita’ d’Italia a Giolitti (1861-1913)

Questo documento fa parte della prima opera in DVD interamente dedicata alla “Storia d’Italia dall’Unità al 2000”. L’opera si ariticola in 10 puntate, con oltre 30 ore di filmati originali provenienti dagli archivi dell’Istituto Luce, 200 schede biografiche, contributi monografici, timeline cronologiche navigabili, fotografie ed illustrazioni d’epoca. Questa prima puntata, dedicata al periodo di tempo compreso tra l’unificazione dell’Italia e l’età giolittiana (1861-1913), affronta i seguenti temi: il decollo industriale e le trasformazioni sociali; la questione dell’identità nazionale; la scuola della nuova Italia; il nuovo corso liberale di Giolitti tra cattolicesimo e socialismo. 1.Dall’unità d’Italia al nuovo secolo. 2.Il decollo industriale e le trasformazioni sociali. 3.Il problema dell’identità nazionale. 4.La Belle Epoque. 5.La scuola e la letteratura della nuova Italia. 6. Il nuovo corso liberale: Giolitti tra socialisti e cattolici.

Il Vittoriano, simbolo dell’Unità d’Italia

vittoriano.jpgIl Vittoriano, da non confondere con il Vittoriale, altrimenti detto Altare della Patria, è il simbolo dell’Unità d’Italia.

Vittoriano, denominazione del monumento a Vittorio Emanuele II eretto a Roma, sul fianco del Campidoglio (1885-1911) su disegno di G. Sacconi per celebrare l’unità d’Italia. È costituito da una larga scalinata, che conduce al primo ripiano, dov’è situato l’Altare della Patria con la tomba del Milite Ignoto (la Statua di Roma al di sopra della tomba e i due altorilievi ai lati con i Cortei del lavoro e dell’amor patrio sono di A. Zanelli); sovrasta, al centro, la grande statua equestre, di bronzo dorato, di Vittorio Emanuele II, opera di E. Chiaradia; un ampio porticato, anch’esso ornato di statue e rilievi, corona il complesso, che, nonostante alcuni pregevoli particolari e una certa eleganza decorativa di influenza liberty (pur riassunta in una morfologia sostanzialmente legata al gusto di fine secolo) risulta discordante, per il colore bianco del marmo botticino impiegato nella costruzione e per le sue proporzioni, con gli edifici e monumenti circostanti e con la struttura urbana dell’area in cui è stato inserito con violenza. Per far luogo al monumento furono infatti abbattuti le torri di Paolo IV, il chiostro dell’Aracoeli, numerose case del Medioevo e del Rinascimento e fu spostato e ricostruito il palazzetto Venezia. Vi ha sede l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, con il Museo centrale del Risorgimento e il relativo archivio storico.

Gioventù ribelle, La storia del disastroso videogioco promosso dal ministero della Gioventù per i 150 anni dall’unità d’Italia

gioventu_ribelle_PAPA-300x225-thumb-200x150.jpgIl centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia ha fatto da stimolo a centinaia di iniziative in giro per il Paese, volte ad approfittare delle ricorrenza per ricordare adeguatamente pezzi importanti della storia di questo paese. È inevitabile che alcune di queste iniziative siano riuscite peggio delle altre, e questo è probabilmente il caso di quanto accaduto a Gioventù ribelle, di cui si è parlato nei quotidiani della settimana scorsa.

Di cosa parliamo
Già qui non è facile dare una risposta definitiva. Andiamo con ordine: Gioventù ribelle è un videogioco. Il progetto è stato presentato con grande solennità dal ministero della Gioventù, diretto da Giorgia Meloni, alla presenza del Capo dello Stato. Sul sito dell’AIOMI, l’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive, si legge che l’iniziativa “è realizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, in collaborazione con Assoknowledge Produttori Italiani di Videogiochi, Alberghi per la Gioventù e il coinvolgimento di sponsor tecnici come Ferrovie dello Stato, Cinecittà Studio Luce e Rai Trade”. La persona che tiene le redini del progetto si chiama Raoul Carbone, presidente di Assoknowledge (la Confindustria dei videogiochi, diciamo), segretario generale dell’AIOMI e docente dell’Istituto Europeo di Design. Carbone il 16 marzo ha detto che Gioventù ribelle ha l’obiettivo di “dimostrare che un gioco italiano può competere coi grandi titoli internazionali”. L’AIOMI lo ha descritto come “un videogioco 3D di nuova generazione”. Alcuni media — Studio Aperto, per esempio — hanno detto che è stato “realizzato dai migliori game designer italiani”.

Il gioco va online

Presentato il 15 marzo, introdotto dal ministero della Gioventù come “un’avventura interattiva tridimensionale, nella quale il giocatore ha la possibilità di vestire i panni di un misterioso eroe del Risorgimento e vivere in prima persona il processo di unificazione della nazione italiana”, a un certo punto una versione demo del videogioco va online, scaricabile e giocabile liberamente dagli utenti. Ed è terrificante.

Com’è Gioventù ribelle
Innanzitutto, come spiega Emilio Bellu sul blog di videogiochi che tiene sul sito dell’Unità, il gioco “non è stato costruito da zero, ma è piuttosto una mod di Unreal Turnament 3, e tuttora include suoni e schermate appartenenti al gioco Epic”. Insomma, è una versione modificata di un videogioco ben più celebre, ormai diventato lo standard del genere sparatutto: quello in cui si vede in primo piano solo l’arma del personaggio guidato dal giocatore. Fosse tutto qui. Il gioco non ha alcun tipo di trama né di obiettivo, non permette alcuna interazione con lo scenario (i colpi d’arma vanno tutti a vuoto), gli avversari sono privi di qualsiasi intelligenza (sono fermi, di fatto: dei manichini), gli errori storici non si contano (un revolver Colt in mano ai bersaglieri?) e ogni tanto ci si imbatte in qualche scena surreale, tipo puntare la pistola in faccia al Papa. Guardate qui.

Non passa molto tempo e Gioventù ribelle fa il giro del mondo, per ragioni molto diverse da quelle presumibilmente auspicate dai suoi promotori. I siti internet italiani sui videogiochi ospitano recensioni dai toni sbalorditi e indignati, quelli stranieri si sbellicano dalle risate: sia Destructoid che Neogaf si chiedono se Gioventù ribelle sia il peggior videogioco della storia dei videogiochi.

 

Le proteste
Data l’enfasi che era stata data al progetto, scattano tutta una serie di comprensibili proteste tra gli utenti e gli operatori industriali del settore, che comprensibilmente temono che Gioventù ribelle danneggi la percezione all’estero della neonata industria videoludica italiana. La sezione italiana della International Game Developers Association, in una lettera aperta, scrive che “il modo in cui è stato presentato Gioventù Ribelle è purtroppo offensivo per gli sviluppatori italiani che lavorano seriamente e con profitto nel settore e costituisce un problema di credibilità dell’industria italiana agli occhi dei colleghi europei e mondiali, come dimostrato dai poco edificanti commenti su forum e gruppi di discussione italiani e stranieri”. La questione viene seguita sia dalla stampa di settore che da quella nazionale e inizia a diventare imbarazzante.

La retromarcia
I promotori dell’iniziativa decidono allora di togliere la versione demo dal sito, “a causa delle strumentalizzazioni subite”, e promettono di mettere la versione completa quando sarà pronta. E ridimensionano il tutto: Gioventù ribelle passa dall’essere un’iniziativa “realizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, in collaborazione con Assoknowledge Produttori Italiani di Videogiochi, Alberghi per la Gioventù e il coinvolgimento di sponsor tecnici come Ferrovie dello Stato, Cinecittà Studio Luce e Rai Trade” a essere semplicemente un videogioco “realizzato per intero e in pochi mesi dagli studenti del Corso Triennale di CG Animation dell’Istituto Europeo di Design”, come dice lo stesso Raoul Carbone. Una tesi di laurea. Non solo. Gioventù ribelle passa da voler “dimostrare che un gioco italiano può competere coi grandi titoli internazionali” a essere definito dallo stesso Carbone come “non un videogioco commerciale realizzato secondo gli standard e con le risorse internazionali, ma solo una demo culturale”, prodotto senza alcun finanziamento da parte del ministero.

Cosa succederà
La versione definitiva di Gioventù ribelle verrà pubblicata a giugno, almeno così è stato promesso. La discussione rimane aperta. Carbone sostiene che sia comunque importante portare le autorità e le istituzioni a interessarsi all’industria videoludica italiana e capire quanto possa essere rilevante per lo sviluppo del Paese: un passo verso il necessario e utile sdoganamento del videogioco anche in Italia. Gli utenti e diversi esperti e operatori del settore sembrano invece convinti che Gioventù ribelle abbia danneggiato l’industria videoludica italiana. Di certo la gestione improvvisata della sua realizzazione e della sua promozione non depongono a favore dell’operazione: il gioco è stato prima presentato come un prodotto d’eccellenza e poi derubricato al lavoro di otto studenti, è stato prima pubblicato online e poi frettolosamente rimosso. Rimane opaca anche la catena di comando, diciamo: i rapporti tra i soggetti a vario titolo promotori dell’operazione. Ne ha fatto un riassuntone Wired, trovando qualche interessante ridondanza negli incarichi dello stesso Raoul Carbone. C’è di positivo, almeno, che secondo il ministero tutta l’operazione non è costata un euro alle casse dello Stato. Ma non è una gran consolazione.

La malinconia dell’Italia unita

sessantuna-tavolo-di-un-italia-unita-5.jpgL’Italia unita ha compiuto 150 anni, convinta di avere poche ragioni per festeggiare. La crisi politica e istituzionale che attraversa il paese sotto la guida di Silvio Berlusconi trasforma qualsiasi forma di commemorazione in un gesto solo rituale, più adatto a suscitare lo sconforto degli italiani per lo stato delle istituzioni che a valorizzare i successi di quello che, nonostante tutto, continua a essere un paese importante. Deve averlo capito lo stesso Berlusconi, che ha lasciato passare la ricorrenza senza le grandi esibizioni di orgoglio nazionale sfoggiate in altre occasioni. C’è inoltre un motivo contingente che spiega la discrezione del Cavaliere: il suo principale alleato, la Lega nord, basa il suo consenso sullo sfruttamento delle diferenze regionali e sull’attacco al potere di Roma nell’Italia unita.
Per la società civile l’anniversario è un’occasione per rilettere su un paese di cui si è sempre detto che poteva funzionare malgrado la sua cronica instabilità politica. Durante il mandato di Berlusconi, però, c’è stato un preoccupante degrado: afari e politica hanno smesso di essere due sfere distinte, con l’aggravante che la fusione ha conservato gli aspetti peggiori dei due mondi. Nel parlamento italiano i voti sono in vendita alla luce del sole, e i dibattiti sembrano una variante dei peggiori show televisivi.
Un simile degrado politico e istituzionale non è solo un problema interno italiano, ma anche un pesante fardello per l’incerto progetto dell’Europa unita. Il governo Berlusconi ha sdoganato delle misure che un tempo venivano proposte solo dalle forze populiste e xenofobe, come i censimenti riservati ad alcune comunità e gruppi etnici. L’esecutivo italiano si è inoltre comportato in modo pessimo in crisi come quella libica, accentuando l’inclinazione dell’Unione europea all’immobilismo e alla retorica. In ogni caso l’Italia non è solo il suo governo, ma una società fondata centocinquant’anni fa che prima o poi restituirà al paese il ruolo che gli spetta.

El País, Spagna

Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato – Regia di Florestano Vancini (1972)

BR3for34,99

Sicilia, 1860. Mentre, in attesa di Garibaldi, l’avvocato liberale Nicola Lombardo progetta una riforma agraria, scoppia a Bronte (Catania) una violenta rivolta popolare. Il generale Nino Bixio fa arrestare 150 rivoltosi e, per dare l’esempio, fa fucilare i 5 maggiori indiziati. Ispirato a Libertà, novella poco nota di G. Verga, basato su documenti d’epoca, scritto con N. Badalucco, F. Carpi e Leonardo Sciascia. F. Vancini affronta l’argomento con serietà e impegno, espone i fatti con secca, implacabile precisione e raggiunge in alcuni momenti un dolente afflato epico. Lucida lezione di controinformazione storica, duramente attaccato da destra (“parlava male di Garibaldi”),

 

Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato – Regia di Florestano Vancini

Con Ivo Garrani, Mariano Rigillo, Ilija Dzuvalekovski, Rudolf Kukié, Modrag Loncar, Filippo Scelzo, Loris Bazzocchi, Bert Sotlar, Ernesto Colli, Empedocle Buzzanca, Mico Cundari, Franco Aloisi

Storico, Italia, 1972

Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato